| IV.I)
Il
Portale Oscuro e la Caduta di Stormwind
Warcraft:
Orchi e Umani
Mentre
Kil’jaerden preparava l’Orda per
l’invasione di Azeroth, Medivh continuava
a combattere contro Sargeras per la propria
anima. Re Llane, il nobile monarca di Stormwind.,
divenne diffidente per l’oscurità
che che sembrava macchiare lo spirito del suo
vecchio amico. Re Llane condivise le sue preoccupazioni
con Anduin Lothar, l’ultimo discendente
della linea Arathi, che aveva nominato suo vice
braccio destro. Ma nonostante ciò, nessun
uomo avrebbe mai potuto immaginare che la lenta
discesa di Medivh nella pazzia avrebbe portato
gli orrori che stavano per arrivare.
Come
ultimo incentivo, Sargeras promise di conferire
grandi poteri a Gul’dan se avesse accettato
di guidare l’Orda ad Azeroth. Attraverso
Medivh, Sargeras disse allo stregone che avrebbe
potuto diventare un dio vivente se avesse trovato
la tomba sottomarina dove il Guardiano Aegwynn
aveva messo il suo corpo storpiato quasi mille
anni prima. Gul’dan accettò e decise
che una volta che gli abitanti di Azeroth fossero
stati battuti, lui avrebbe trovato la tomba
leggendaria e reclamato il suo premio. Assicuratosi
che l’Orda avrebbe svolto il suo compito,
Sargeras ordinò l’inizio dell’invasione.
Attraverso
uno sforzo comune, Medivh e gli stregoni del
Concilio Ombra aprirono il portale dimensionale
conosciuto come Portale Oscuro. Il portale faceva
da ponte nella distanza tra Azeroth e Draenor,
ed era sufficientemente largo da farci passare
attraverso l’esercito. Gul’dan mandò
esploratori orchi attraverso il portale per
sorvegliare le terre che avrebbero dovuto conquistare.
Gli scout di ritorno assicurarono il Concilio
Ombra che il mondo di Azeroth pronto ad essere
preso.
Ancora
convinto che la corruzione di Gul’dan
avrebbe distrutto la sua gente, Durotan si espresse
nuovamente contro gli stregoni. Il coraggioso
guerriero affermava che gli stregoni avevano
distrutto la purezza dello spirito orchesco
e che questa invasione sconsiderata sarebbe
stata la loro dannazione. Gul’dan, incapace
di rischiare l’assassinio di un eroe tanto
popolare, fu costretto ad esiliare Durotan ed
il suo Clan Frostwolf nei lontani recessi di
questo nuovo mondo.
Una
volta che gli esiliati i Frostwolf ebbero attraversato
il portale, colo pochi clan orchi li seguirono.
Questi orchi stabilirono in fretta una base
operativa nel Black Morass, un’area paludosa
e oscura, nel lontano est del regno di Stormwind.
Mentre gli orchi cominciavano a diramarsi all’esterno
e ad esplorare le nuove terre, entrarono immediatamente
in conflitto con i difensori umani di Stormwind.
Benché queste scaramucce di solito finissero
in fretta, esse fecero molto per illustrare
forze e debolezze di entrambe le specie rivali.
Llane e Lothar non erano mai stati in grado
di raccogliere informazioni accurate sul numero
degli orchi e potevano solo supporre quanto
fosse grande la forza contro cui dovevano competere.
Nel giro di pochi anni la maggior parte dell’Orda
era entrata in Azeroth, e Gul’dan giudicò
che il momento del primo colpo contro l’umanità
fosse arrivato. L’Orda lanciò la
sua potenza al completo contro l’ignaro
reggno di Stormwind.
Quando
le forze di Azeroth e l’Orda si scontrarono
attraverso il regno, in entrambi gli schieramenti
conflitti interni cominciarono a far pagare
il loro prezzo. Re Llane, che considerava i
bestiali orchi incapaci di conquistare Azeroth,
mantenne sprezzante le sue posizioni nella capitale
di Stormwind. Comunque, Sir Lothar si persuase
che la battaglia avrebbe dovuto essere affrontata
direttamente contro il nemico, e fu costretto
a scegliere tra le sue convinzioni e la propria
lealtà al re. Scegliendo di seguire il
proprio istinto, Lothar prese d’assalto
la torre-fortezza Karazhan di Medivh con l’aiuto
del giovane apprendista del mago, Khadgar. Khadgar
e Lothar riuscirono nell’intento di sconfiggere
il Guardiano posseduto, che ebbero la conferma
essere la causa del conflitto. Uccidendo il
corpo di Medivh, Lothar e il giovane apprendista
inavvertitamente bandirono lo spirito di Sargeras
nell’abisso. Di conseguenza anche allo
spirito puro e virtuoso di Medivh fu permesso
di vivere… e vagare per il piano astrale
per molti anni a venire.
Benché
Medivh fosse stato sconfitto, l’Orda continuava
a dominare i difensori di Stormwind. Quando
la vittoria apparve vicina Orgrim Doomhammer,
uno dei più grandi comandanti orchi,
cominciò a vedere la depravata corruzione
che si era diffusa attraverso i clan fin da
quando erano a Draenor. Il suo vecchio compagno,
Durotan, tornò dall’esilio e lo
mise nuovamente in guardia dal tradimento di
Gul’dan. In un rapido castigo, gli assassini
di Gul’dan massacrarono Dutrotan e tutta
la sua famiglia, lasciando vivo solo il suo
neonato figlio. Il fatto che il figlio in fasce
di Durotan fu trovato dall’ufficiale umano
Aedelas Blackmoore e preso come schiavo restò
sconosciuto a Doomhammer.
Quel neonato orco sarebbe un giorno diventato
il più grande leader mai conosciuto dalla
sua gente.
Esasperato
dalla morte di Durotan, Orgrim decise di liberare
l’Orda dalla corruzione demoniaca e alla
fine assumere il ruolo di capoguerra dell’Orda
uccidendo il burattino corrotto di Gul’dan,
Blackhand. Sotto il suo determinante comando
l’implacabile orda mise finalmente l’assedio
al forte di Stromwind. Re Llane aveva gravemente
sottovalutato la forza dell’orda, e guardò
impotente il suo regno cadere sotto gli invasori
con la pelle verde. Alla fine Re Llane fu assassinato
da uno dei migliori killer del Concilio Ombra,
il mezz’orco Garona.
Lothar
e i suoi guerrieri, tornando a casa da Karazhan,
speravano di arginare la perdita di vite e di
salvare la loro una volta gloriosa patria. Invece,
essi tornarono troppo tardi e trovarono il loro
amato regno ormai ridotto in rovine fumanti.
L’Orda orchessa continuò a devastare
la campagna e reclamò come proprie le
terre circostanti. Costretti a nascondersi,
Lothar e i suoi compagni fecero il severo giuramento
di riconquistare la propria terra ad ogni costo.
IV.II)
L’Alleanza
di Lordaeron
Warcraft
2: Tides Of Shadow
Lord
Lothar riunì i resti delle armate di
Azeroth dopo la loro sconfitta a Stormwind Keep,
e poi cominciò un massiccio esodo attraverso
il mare verso il regno settentrionale di Lordaeron.
Convinti che l’Orda avrebbe superato tutta
l’umanità se lasciata incontrollata,
i signori delle sette nazioni umane si incontrarono
ed accettarono di unirsi in quella che sarebbe
stata conosciuta come l?alleanza di Lordaeron.
Per la prima volta in quasi tremila anni, le
diverse nazioni di Arathor erano nuovamente
assieme unite sotto una bandiera comune. Designato
come Comandante Supremo delle forze dell’Alleanza,
Lord Lothar preparò i suoi eserciti all’arrivo
dell’Orda.
Aiutato
dai suoi luogotenenti, Uther the Lightbringer,
Ammiraglio Daelin Proudmore e Turalyon, Lothar
fu in grado di convincere le razze semi-umane
di Lordaeron dell’imminente pericolo.
L’Alleanza riuscì a guadagnarsi
il sostegno degli stoici nani di Ironforge e
di un piccolo numero di alti elfi di Quel’Thalas.
Gli elfi, comandati al momento da Anasterian
Sunstrider erano ampiamente disinteressati all’imminente
conflitto. Comunque essi avevano il dovere di
aiutare Lothar in quento era l’ultimo
discendente del casato Arathi, che aveva aiutato
gli elfi in epoche passate.
L’Orda,
adesso comandata dal Capoguerra Doomhammer,
portò orchi dal suo mondo natio Draenor
e reclutò gli arretrati Amani, i troll
delle foreste, nelle sue fila. Cominciando una
massiccia campagna per distruggere il regno
nanico di Khaz Modan e le lande meridionali
di Lordaeron, l’Orda decimò facilemtne
tutte le opposizioni.
L’epica
battaglia della Seconda Guerra variò
da battaglie navali su larga scala a massicci
combattimenti aerei. In qualche modo l’Orda
aveva scovato un potente artefatto conosciuto
come Demon Soul e lo utilizzava per sottomettere
l’antica Regina Drago, Alextrasza. Minacciando
di distruggere le sue preziose uova, l’Orda
costrinse Alextrasza a mandare in guerra i suoi
giovani figli. I nobili draghi rossi furono
costretti a combattere per l’Orda, ed
essi combatterono.
La
guerra imperversò attraverso i continenti
di Khaz Modan, Lordaeron e lo stesso Azeroth.
Come parte della campagna settentrionale, l’Orda
riuscì a bruciare i confini di Quel’Thalas
assicurando così l’impegno definitivo
degli elfi nella causa dell’Alleanza.
Le città e cittadine più grandi
di Lordaeron furono distrutte e devastate dal
conflitto. Malgrado l’assenza di rinforzi
e in schiacciante disparità, Lothar e
i suoi alleati riuscirono a contenere i propri
nemici.
Comunque,
durante gli ultimi giorni della Seconda Guerra,
quando la vittoria dell’Orda sull’Alleanza
sembrava praticamente certa, un terribile litigio
scoppiò tra i due orchi più potenti
di Azeroth. Mentre Doomhammer preparava il suo
assalto finale contro la Capitale Lordaeron
– un assalto che avrebbe distrutto i resti
dell’Alleanza – Gul’dan ed
i suoi seguaci abbandonarono le loro posizioni
e si incamminarono verso il mare. Il perplesso
Doomhammer, avendo così perso quasi metà
delle forze disponibili con il tradimento di
Gul’dan, fu costretto a ritirarsi e dimenticare
la sua maggiore occasione di vittoria sull’Alleanza.
L’avido
di potere Gul’dan, ossessionato dal desiderio
di ottenere la divinità, partì
nella disperata ricerca della Tomba sottomarina
di Sargeras che credeva contenesse i segreti
del potere totale. Avendo già condannato
i suoi simili a diventare schiavi della Legione
Infuocata, Gul’dan non pensò ai
suoi supposti doveri nei confronti di Doomhammer.
Appoggiato dai clan Stormreaver e Twilight’s
Hammer, Gul’dan riusciì nel riportare
alla luce la Tomba di Sargeras dal fondo del
mare. Comunque, quando aprì l’antica
cripta affondata, trovò ad aspettarlo
solo demoni impazziti.
Cercando
di punire gli ostinati orchi per il loro pesante
tradimento, Doomhammer mandò le sue forze
ad uccidere Gul’dan e riportare nei ranghi
i rinnegati. Per la sua avventatezza, Gul’dan
fu fatto a pezzi dai demoni impazziti che aveva
liberato. Con il loro comandante morto, i clan
rinnegati caddero in fretta davanti alle legioni
infuriate di Doomhammer. Benché la ribellione
fosse stata soffocata, l’Orda non fu in
grado di recuperarela terribile perdita subita.
Il tradimento di Gul’dan permise all’Alleanza
non solo di sperare, ma anche tempo di riorganizzarsi
rivalersi.
Lord
Lothar, vedendo che l’Orda si era fratturata
dall’interno, raccolse i resti delle proprie
forze e ricacciò Doomhammer a sud, indietro
alle terre distrutte di Stormwind. La le forze
dell’Alleanza intrappolarono l’Orda
in ritirata nella fortezza vulcanica di Blackrock
Spire. Benché Lord Lothar fosse caduto
in battaglia alle falde dello Spire, il suo
luogotenente Turalyon riunì le forze
dell’Alleanza all’undicesima ora
e trascinò l’Orda indietro nell’abissale
Swamp of Sorrows (Palude degli Affanni). Le
forze di Turalyon ebbero successo nella distruzione
del Portale Oscuro, l’ingresso mistico
che connetteva gli orchi al loro mondo originario
di Draenor. Tagliata fuori dai rinforzi e minata
dalle lotte intestine, l’Orda alla fine
si ripiegò su se stessa e cadde davanti
alla forza dell’Alleanza.
Gli
sparsi clan orcheschi furono presto raccolti
e messi in campi di internamento sorvegliati.
Benché sembrasse che l’Orda fosse
stata completamente sconfitta, molti rimasero
decisamente scettici sulla possibile durata
della pace. Khadgar, adesso arcimago di una
certa fama, convinse l’alto comando dell’Alleanza
a costruire la fortezza di Nethergarde che avrebbe
sorvegliato le rovine del Portale Oscuro ed
assicurato che non ci sarebbero state ulteriori
invasioni da Draenor.
IV.III)
L’Invasione di Draenor
Warcraft
2X: Beyond the dark portal
Mentre
i fuochi della Seconda Guerra si spegnevano,
l’Alleanza fece energici passi per contenere
la minaccia orchessa. Un numero di grandi campi
di internamento, intesi ad ospitare gli orchi
prigionieri, vennero costruiti nel Lordaeron
meridionale. Sorvegliati sia dai paladini che
dai soldati veterani dell’Alleanza, i
campi si dimostrarono un successo. Benché
gli orchi prigionieri fossero tesi e ansiosi
di combattere ancora, i vari responsabili di
campo, di base alla vecchia prigione-fortezza
di Dumholde, mantennero la pace e una forte
parvenza di ordine.
Comunque,
sull’infernale mondo di Draenor, una nuova
armata orchessa si stava preparando a colpire
l’ignara Alleanza. Ner’zhul, il
precedente mentore di Gul’dan, raccolse
i restanti clan orcheschi sotto la sua bandiera
oscura.. Aiutato dal clan Shadowmoon, il vecchio
sciamano pianificò di aprire un certo
numero di portali su Draenor che avrebbero portato
l’Orda su nuovi, intatti mondi. Per attivare
i suoi nuovi portali, egli necessitava di una
serie di artefatti magici da Azeroth. Per procurarseli,
Ner’zhul riaprì il Portale Oscuro
e ci spedì attraverso alla carica i suoi
feroci servi.
La
nuova Orda, comandata da comandanti veterani
come Grom Hellscream e Kilrogg Deadeye (del
clan Bleeding Hollow), sorpresero le forze di
difesa dell’Alleanza e infuriarono per
le campagne. Sotto il comando chirurgico di
Ner’zhul, gli orchi raccolsero velocemente
gli artefatti di cui avevano bisogno e scapparono
indietro a Draenor.
Re
Terenas di Lordaeron, convinto che gli orchi
stessero preparando una nuova invasione di Azeroth,
radunò i suoi più fidati luogotenenti.
Egli ordinò al generale Turalyon e all’arcimago
Khadgar, di guidare una spedizione attraverso
il Portale Oscuro per mettere fine una volta
per tutte al pericolo orchesco. Le forze di
Turalyon e Khadgar marciarono attraverso Draenor
e ripetutamente si scontrarono conto i clan
di Ner’zhul nella penisola devastata di
Hellfire. Anche con l’aiuto dell’altoelfo
Alleria Windrunner, del nano Kudran Wildhammer
e del soldato veterano Danath Trollbane, Khadgar
non fu in grado di impedire a Ner’zul
l’apertura dei portali verso altri mondi.
Ner’zhul
aprì alla fine i suoi portali verso altri
mondi, ma non previde il terribile prezzo che
avrebbe pagato. Le tremende energie dei portali
cominciarono a ridurre in pezzi il tessuto fondamentale
di Draenor. Mentre le forze di Turalyon combattevano
disperatamente per tornare a casa ad Azeroth,
il mondo di Draenor cominciò a ripiegarsi
su se stesso. Grom Hellscream e Kilrogg Deadeye,
comprendendo che i folli piani di Ner’zhul
avrebbero condannato la loro intera razza, raccolsero
gli orchi rimanenti e scapparono nella relativa
sicurezza di Azeroth.
Su
Draenor, Turalyon e Khadgar accettarono di compiere
l’ultimo sacrificio distruggendo il Portale
Oscuro da quel lato. Sebbene sarebbe costato
loro le vite, e le vite dei loro compagni, sapevano
che era l’unico modo per assicurare la
sopravvivenza di Azeroth. Come Hellscream e
Deadeye passarono attraverso i ranghi umani
aperti in una disperata offerta di libertà,
il Portale Oscuro esplose alle loro spalle.
Per essi, e per gli orchi rimanenti su Azeroth,
non ci sarebbe stato ritorno.
Ner’zhul
ed il suo fedele clan Shadowmoon passarono attraverso
il più largo dei portali appena creati,
quando una massiccia eruzione vulcanica cominciò
a mandare in pezzi i continenti di Draenor.
I mari infuocati si innalzarono e intorbidarono
la terra devastata finchè il mondo torturato
fu consumato in una massiccia apocalittica esplosione.
IV.IV)
La nascita del Re Lich
Ner’zhul
ed i suoi seguaci entrarono nel Twisting Nether,
il piano etereo che connetteva tutti i mondi
sparsi per la Grande Oscurità dell’Oltre.
Sfortunatamente Kil’jaeden e i suoi demoniaci
servi li stavano aspettando. Kil’jaeden,
che aveva giurato di vendicarsi su Ner’zhul
per la sua superba sfida, lentamente smembrò
il corpo del vecchio sciamano, pezzo a pezzo.
Kil’jaeden tenne intatto, in vita lo spirito
dello sciamano lasciando così Ner’zhul
dolorosamente conscio del rozzo smembramento
del suo corpo. Sebbene Ner’zhul supplicasse
il demone di liberare il suo spiritoe dargli
la morte, il demone replicava severamente che
il Patto di Sangue che avevano fatto tanto tempo
prima era ancora vincolante, e che Ner’zhul
serviva ancora ad uno scopo.
Il
fallimento degli orchi nel conquistare il mondo
per conto della Legione Infuocata costrinse
Kil’jaerden a creare un nuovo esercito
per seminare il caos tra i regni di Azeroth.
A questa nuova armata non sarebbe stato permesso
di cadere preda delle stesse insulse rivalità
e lotte intestine che avevano piagato l’Orda.
Essa avrebbero dovuto essere spietata e con
un singolo scopo nella sua missione. Questa
volta, Kil’jaeden non poteva permettersi
di fallire.
Mantenendo
lo spirito inerme di Ner’zhul in stasi,
Kil’jaeden gli diede un’ultima possibilità
di servire la Legione o soffrire tormenti eterni.
Ancora una volta, Ner’zhul accettò
imprudentemente il patto del demone. Il suo
spirito venne inserito in un blocco speciale
di diamante congelato raccolto dai remoti recessidel
Twisting Nether. Incassato nel busto congelato,
Ner’zhul percepì la sua consapevolezza
espandersi diecimila volte. Deformato dai caotici
poteri del demone, Ner’zhul divenne un
essere spettrale di insondabile potere. A quel
punto, l’orco chiamato Ner’zhul
fu frantumato per sempre, e il Re Lich nacque.
Anche
i cavalieri della morte fedeli a Ner’zhul
e i suoi seguaci Shadowmoon furono trasformati
dalle caotiche energie del demone. I malvagi
maghi furono smembrati e ricostruiti come scheletrici
lich. I demoni si assicurarono che anche nella
morte, i seguaci di Ner’zhul lo avrebbero
servito senza domande.
Quando
i tempi furono maturi, Kil’jaeden spiegò
la missione per la quale aveva creato il Re
Lich. Ner’zhul doveva diffondere la piaga
della morte e del terrore per Azeroth, così
da distruggere la civiltà umana per sempre.
Tutti quelli che fossero morti a causa della
tremenda piaga sarebbe risorto come non morto,
ed i loro spiriti sarebbero stati legati per
sempre alla ferrea volontà di Ner’zhul.
Kil’jaeden promise che se Ner’zhul
avesse portato a termine la sua oscura missione
di grattare via l’umanità dal mondo,
sarebbe stato libero dalla sua maledizione e
gli sarebbe stato concesso un nuovo corpo sano
da abitare.
Nonostante
Ner’zhul fosse favorevole e sembrasse
ansioso di fare la sua parte, Kil’jaeden
rimase scettico riguardo alla sua lealtà.
Mantenere il Re Lich senza corpo e intrappolato
nel fusto di cristallo assicurava la sua buona
condotta nel breve termine, ma il demone sapeva
che avrebbe avuto bisogno di tenerlo sempre
d’occhio. Con questo scopo, Kil’jaeden
chiamò a se le sue guardie demoniache,
i vampirici dreadlord, per sorvegliare Ner’zhul
ed assicurarsi che portasse a termine il suo
spaventoso compito. Tichondrius, il più
potente ed astuto dei dreadlord, si eccitò
per la sfida; egli era affascinato dalla gravità
della piaga e dello sfrenato potenziale di genocidio
del Re Lich.
IV.V)
Icecrown
e il Trono Congelato
Kil’jaeden
rimandò il fusto congelato di Ner’zhul
nel mondo di Azeroth. Il cristallo indurito
strisciò nel cielo notturno e andò
a schiantarsi nel desolato continente artico
di Northrend, seppellendosi profondamente nel
ghiacciaio Icecrown. Il cristallo congelato,
deformato e sfregiato dalla sua violenta caduta,
divenne somigliante ad un trono, ed il vendicativo
spirito di Ner’zhul presto prese ad agitarvisi
dentro.
Dai
limiti del Trono Congelato, Ner’zhul cominciò
a distendere la sua immensa consapevolezza ed
a toccare le menti degli abitanti nativi di
Northrend. Con poco sforzo, egli rese schiave
le menti di molte creature indigene, inclusi
i troll del ghiacchio e i feroci wendigo, e
guidò i suoi malvagi fratelli nella sua
crescente ombra. I suoi poteri psichici mostrarono
di essere praticamente illimitati, ed egli li
usò per creare un piccolo esercito che
avrebbe albergato nei contorti labirinti di
Icecrown. Mentre il Re Lich dominava le sue
crescenti abilità sotto la costante vigilanza
dei dreadlords, scoprì un lontano accampamento
umano sul bordo del vasto Dragonblight. Per
capriccio, Ner’zhul decise di provare
i suoi poteri sugli ignari umani.
Ner’zhul
lanciò una piaga di non morti –
originati dalle profondità vicino al
Trono Congelato – fuori nelle terre desolate
dell’artico. Controllando la piaga con
la sua sola volontà, la guidò
direttamente al villaggio umano. Nel giro di
tre giorni tutti, nell’accampamento erano
morti, ma dopo poco gli abitanti cominciarono
a risorgere come zombie. Ner’zhul poteva
sentire i loro singolo spiriti e pensieri come
se fossero i propri. L’irata cacofonia
nella sua mente fece diventare Ner’zhul
ancora più potente, come se gli spiriti
gli fornissero nutrimento necessario. Egli si
accorse che controllare le azioni degli zombi
era un gioco da bambini e li poteva manovrare
in qualunque modo desiderasse.
Nei
mesi seguenti, Ner’zhul continuò
gli esperimenti con la sua piaga dei non morti
soggiogando ogni abitante umano del Northrend.
Con la sua armata di non morti che ogni giorno
più grande, sapeva che l’ora per
il vero test si stava avvicinando.
IV.VI)
La Battaglia di Grim Batol
Nel
frattempo nelle terre meridionali devastate
dalla guerra, i resti sparsi dell’Orda
combattevano per la propria sopravvivenza. Sebbene
Grom Hellscream e il suo clan Warsong si adoperassero
per sfuggire alla cattura, Deadeye ed il suo
clan Bleeding Hollow furono rastrellati e messi
in campo di internamento a Lordaeron. Nonostante
queste costose ribellioni, i guardiacampi presto
ristabilirono il controllo sui loro brutali
sorvegliati.
Comunque,
all’insaputa dell’Alleanza, una
grossa forza di orchi vagava ancora libera nella
desolazione settentrionale di Khaz Modan. Il
clan Dragonmaw, comandato dall’infame
stregone Nekros, usava l’antico artefatto
conosciuto come Demon Soul per controllare la
Regina Drago, Alextrasza e il suo stormo. Con
la Regina Drago in ostaggio, Nekros costruì
un esercito segreto nell’abbandonata –
qualcuno dice maledetta – fortezza Wildhammer
di Grim Batol. Contando di sguinzagliare le
sue forze e i potenti draghi rossi sull’Alleanza,
Nekros sperava di riunire l’Orda e continuare
la sua conquista di Azeroth. La sua visione
non si sarebbe avverata: un piccolo gruppo di
guerrieri che resistevano, comandati dal mago
umano Rhonin, riuscirono a distruggere Demon
Soul ed a liberare la Regina Drago dal comando
di Nekros.
Nella
loro furia, i draghi di Alexstrasza distrussero
Grim Batole ed incenerirono la maggior parte
del clan Dragonmaw. I grandiosi piani di riunificazione
di Nekros si infransero quando le truppe dell’Alleanza
rastrellarono gli orchi sopravvissuti e li spedirono
nei campi di internamento che li attendevano.
La sconfitta del clan Dragonmaw segno la fine
dell’Orda e la fine della furiosa sete
di sangue degli orchi.
IV.VII)
L’Indolenza
degli Orchi
I
mesi passavano, e molti prigionieri orchi furono
rastrellati ed internati nei campi. Quando i
campi cominciarono ad essere pieni, l’Alleanza
fu costretta a costruirne di nuovi nelle pianure
meridionali dei Monti Alterac. Per mantenere
e rifornire adeguatamente il crescente numero
di campi, Re Terenas impose una nuova tassa
alle nazioni dell’Alleanza. Questa tassa,
oltre a creare tensioni politiche su dispute
di confine, creò uno scontento generale.
Sembrava che il fragile patto che aveva unito
le nazioni umane nelle loro ore più buie
si sarebbe spezzato da un momento all’altro.
Qurante
i tumulti politici, molti dei responsabili dei
campi cominciarono a notare un cambiamento sconvolgente
che colpiva gli orchi prigionieri. Gli sforzi
degli orchi per fuggire dai campi o addirittura
di combattere tra loro erano enormemente diminuiti
nel tempo. Gli orchi diventavano sempre più
distanti e indolenti. Per quanto fosse difficile
da credere, gli orchi – prima considerati
la razza più aggressiva mai vista su
Azeroth – avevano completamente perduto
la loro voglia di combattere. La strana indolenza
confuse i capi dell’Alleanza e continuò
a far pagare lo scotto agli orchi sempre più
indeboliti.
Alcuni
supposero che qualche strana malattia, cntaibile
solo dagli orchi fosse portatrice della sconcertante
letargia. Ma l’arcimago Antonidas di Dalaran
fornì un’ipotesi differente. Indagando
su quel poco che potè trovare della storia
orchessa, Antonidas comprese che gli orchi erano
stati sotto la devastante influenza del potere
dei demoni per generazioni. Egli spculò
che gli orchi fossero stati corrotti da questi
poteri fin da prima della prima invasione di
Azeroth. Chiaramente i demoni avevano rafforzato
il sangue degli orchi, ed a loro volta ai bruti
era stato concesso un innaturale aumento di
forza, resistenza e aggressività.
Antonidas teorizzò che la comune letargia
degli orchi non era propriamente una malattia,
ma una conseguenza del ritiro dalla razza della
volatile magia stregonesca che li aveva resi
guerrieri spaventosi e assetati di sangue. Sebbene
i sintomi fossero chiari, Antonidas non fu in
grado di trovare una cura per le condizioni
attuali degli orchi. Inoltre, molti dei suoi
colleghi maghi, come alcuni notabili capi dell’Alleanza
dibatterono il fatto che trovare una cura per
gli orchi avrebbe potuto essere un azzardo imprudente.
Lasciato a riflettere sulle misteriose condizioni
degli orchi, la conclusione di Antonidas fu
che la cura per gli orchi avrebbe dovuto essere
spirituale.
IV.VIII)
La
Nuova Orda
Il
capo responsabile dei campi di internamento,
Aedelas Blackmoore, sorvegliava i prigionieri
orchi dalla sua fortezza prigione, Durnholde.
Un orco in particolare aveva sempre avuto il
suo interesse: il neonato orfano che aveva trovato
circa diciotto anni prima. Blackmore aveva cresciuto
il giovane maschio come uno schiavo favorito
e lo aveva chiamato Thrall. Blackmoore insegnò
al bambino tattica, filosofia, e combattimento.
Thrall fu anche addestrato come gladiatore.
Tutto il tempo, il responsabile corrotto cercò
di trasformare l’orco in un’arma.
Nonostante
la sua dura educazione, il giovane Thrall crebbe
come un forte e intelligente orco, e sapeva
nel suo cuore che una vita da schiavo non faceva
per lui. Quando entrò nella maturità,
imparò sulla sua gente, che non aveva
mai incontrato: dopo la sconfitta molti di essi
erano stati rinchiusi in campi di internamento.
C’erano voci che Doomhammer, il leader
degli orchi, fosse fuggito da Lordaeron e si
fosse dato alla macchia. Solo un clan vagabondo
ancora operava segretamente, cercando di evitare
gli occhi attenti dell’Alleanza.
Pieno di risorse ma povero di esperienza, Thrall
decise di fuggire dalla fortezza di Blakmoore
e stabilì di trovare altri della sua
razza. Durante il suo viaggio Thrall visitò
il campo di internamento e scoprò la
sua una volta forte razza stranamente intimorita
e indolente. Non avendo trovato i fieri guerrieri
che sperava di trovare, Thrall decise di trovare
l’ultimo non sconfitto comandante orco,
Grom Hellscream.
Costantemente cacciato dagli umani, Hellscream
cionondimeno rimaneva con l’inestinguibile
voglia di combattere dell’Orda. Aiutato
solo dal suo affezionato clan Warsong, Hellscream
continuava ad intraprendere la sua guerra sotterranea
contro l’oppressione della sua gente assediata.
Sfortunatamente Hellscream non aveva mai potuto
trovare un modo per risvegliare gli orchi catturati
dal loro torpore. L’impressionabile Thrall,
ispirato dall’idealismo di Hellscream,
sviluppò una forte empatia con l’Orda
e le sue tradizioni guerriere.
Cercando
la verità sulle proprie origini, Thrall
viaggiò a nord alla ricerca del leggendario
clan Frostwolf. Thrall venne a sapere che Gul’dan
aveva esiliato i Frostwolf durante i primi giorni
della Prima Guerra. Scoprì inoltre di
essere il figlio ed erede dell’eroe Durotan,
il vero capo dei Frostwolf che era stato assassinato
nella steppa quasi venti anni prima.
Sotto la tutela del venerabile sciamano Drek’Thar,
Thrall studiò l’antica cultura
sciamanica della sua gente, che era stata dimenticata
sotto il malvagio comando di Gul’dan.
Nel tempo, Thrall divenne un potente sciamano
e trovò il suo posto come capo dell’esiliato
clan Frostwolf. Potenziato dagli elementi stessi
e spinto a trovare il suo destino, Thrall decise
di liberare i clan prigionieri e curare la sua
razza dalla corruzione demoniaca.
Durante
i suoi viaggi Thrall trovo l’anziano capoguerra,
Orgrim Doomhammer, che aveva vissuto da eremita
per molti anni. Doomhammer, che era stato intimo
amico del padre di Thrall, decise di seguire
di seguire il giovane orco sognatore ed aiutarlo
a liberare i clan prigionieri. Sostenuto da
molti dei capi veterani, Thrall finalmente ebbe
successo nel rivitalizzare l’Orda e dare
alla sua gente una nuova identità spirituale.
Per
simbolizzare la rinascita della sua gente, Thrall
ritornò alla fortezza di Blackmoore,
Durnholde e mise una decisa fine ai piani del
suo precedente maestro ponendo l’assedio
al campo di internamento. La sua vittoria non
fu senza prezzo: durante la liberazione di un
campo, Doomhammer cadde in battaglia.
Thrall raccolse il leggendario martello da guerra
di Doomhammer e indossò la sua armatura
di piastre nera per diventare così il
nuovo capoguerra dell’Orda. Durante i
mesi successivi, la piccola ma inafferrabile
Orda portò la devastazione ei campi di
internamento e vanificò i migliori sforzi
dell’Alleanza di contrastare le sue abili
strategie. Incoraggiato dal suo migliore amico
e mentore, Grom Hellscream, Thrall lavorò
per assicurarsi che la sua gente non fosse mai
più resa nuovamente schiava.
IV.IX)
La
Guerra del Ragno
Mentre
Thrall liberava i suoi fratelli a Lordaeron,
Ner’zhul continuava a costruire la sua
base di potere nel Northrend. Una grande cittadella
fu eretta sul Ghiacciaio Icecrown e gestita
dalle crescenti legioni dei morti.Anche il Re
Lich estese la sua influenza sulla terra, un
impero d’ombra era ereto contro il suo
potere. L’antico reame sotterraneo di
Azjol-Nerub, fondato da una razza di sinistri
ragni umanoidi, mandarono le loro guardie guerriere
d’elite ad attaccare Icecrown e fermare
il folle tentativo di dominio del Re Lich. Per
la sua frustrazione, Ner’zhul scoprì
che i malvagi nerubian erano immuni non solo
alla piaga, ma anche al suo dominio telepatico.
Il
ragno-signore nerubian comandava enormi forze,
ed aveva una rete sotterranea che si estendeva
per quasi metà dell’ampiezza di
Northrend. Le loro tattiche colpisci e fuggi
contro la fortezza del Re Lich vanificarono
uno dopo l’altro i suoi sforzi di intrappolarli.
La guerra di Ner’zhul contro i nerubian
alla fine fu vinta per logoramento.Con l’aiuto
dei malvagi dreadlord e innumerevoli guerrieri
non morti, il Re Lich invase Azjol.Nerub e fece
crollare i suoi templi sotterranei sulla testa
del ragno signore.
Nonostante
i nerubains fossero immuni alla piaga, i crescenti
poteri negromantici di Ner’zhul gli permisero
di rialzare i corpi dei guerrieri ragni e legarli
alla propria volontà. Come riconoscimento
della loro tenacia e impavidità, Ner’zhul
adottò il distintivo stile architettonico
dei nerubain per le proprie fortezze e strutture.
Lasciato a dominare il suo regno senza opposizione,
il Re Lich cominciò i preparativi per
la sua reale missione nel mondo. Raggiungendo
i territori umani con la sua immensa consapevolezza,
il Re Lich richiamò ogni anima nera in
ascolto…
IV.X)
Kel’Thuzad
e la Formazione del Flagello
C’erano
una manciata di potenti individui sparsi per
il mondo che percepirono il richiamao mentale
del Re Lich da Northrend. Il più famoso
di essi era l’arcimago di Dalaran, Kel’Thuzad,
che era uno dei membri anziani del Kirin Tor,
il consiglio che governava Dalaran. Egli era
stato considerato un solitario per anni a causa
della sua insistenza a studiare le arti proibite
della negromanzia. Portato ad imparare tutto
ciò che poteva del mondo magico e le
sue oscure meraviglie, egli era rimasto deluso
per ciò che aveva visto nei precetti
antiquati e privi di fantasia dei suoi pari.
Sentendo il potente richiamo da Northrend, indirizzò
tutta la sua considerevole volontà per
comunicare con la voce misteriosa. Convinto
che Kirin Tor era troppo schizzinosa per cogliere
il potere e la conoscenza inerente le arti oscure,
egli si dimise per imparare tuto quel che poteva
dall’immenso potere del Re Lich.
Lasciandosi
indietro la sua fortuna e la sua prestigiosa
posizione politica, Kel’Thuzad abbandonò
le vie del Kirin Tor e lasciò Dalaran
per sempre. Incitato dalla costante voce del
Re Lich nella sua mente, egli vendette i suoi
vasti possedimenti e depositò lontano
le sue ricchezze. Viaggiando da solo per molte
leghe di mare e terra, finalmente raggiunse
le gelide spiagge di Northrend. Intenzionato
a raggiungere Icecrown ed offrire i suoi servigi
al Re Lich, l’arcimago passò attraverso
le rovine devastate dalla guerra di Azjol-Nerub.
Kel’Thuzad vide di prima mano la ferocia
e lo scopo del potere di Ner’zhul. Cominciò
a comprendere che allearsi al misterioso Re
Lich sarebbe stato assieme saggio e potenzialmente
fruttuoso.
Dopo
lunghi mesi di viaggi attraverso le aspre desolazioni
artiche, Kel’Thuzad finalmente raggiunse
il buio ghiacciaio di Icecrown. Agli si avvicinò
audacemente alla cittadella oscura di Ner’zhul
e rimase sconvolto quando le guardie non morte
silenziosamente si scostarono e lo lasciarono
passare come se fosse atteso Kel’Thuzad
scese in profondità nella fredda terra
e trovò la strada giù, sul fondo
del ghiacciaio. Li, nelle infinite caverne di
ghiaccio e ombra, si prostrò davanti
al Trono Congelato e offrì la sua anima
allo scuro signore dei morti.
Il
Re Lich fu lieto del suo ultimo acquisto. Egli
promise a Kel’Thuzad l’immortalità
ed enormi poteri in cambio della sua lealtà
ed obbedienza. Bramoso di conoscenze e poteri
oscuri, Kel’Thuzad accettò la sua
prima grande missione: andare nel mondo degli
uomini e fondare una nuova religione che avrebbe
venerato il Re Lich come un dio.
Per aiutare l’arcimago a compiere la sua
missione, Ner’zhul lasciò intatta
l’umanità di Kel’Thuzad.
L’anziano ma carismatico mago fu incaricato
di usare i suoi poteri di illusione e persuasione
perblandire le vessate e disincantate masse
di Lordaeron in uno stato di fede e credenza.
Poi, una volta avuta la loro attenzione, avrebbe
offerto loro un a nuova visione di come avrebbe
potuto essere la società – ed una
nuova figura da chiamare Re.
Kel’Thuzad
tornò a Lordaeron sotto mentite spoglie,
e nell’arco di tre anni, usò la
sua fortuna e la sua intelligenza per raccogliere
una fratellanza clandestina di uomini e donne
bendisposti. La fratellanza, che egli chiamò
Culto dei Dannati, prometteva ai suoi accoliti
eguaglianza sociale e vita eterna su Azeroth
in cambio dei loro servizi e della loro obbedienza
a Ner’zhul. Con il passare dei mesi, Kel’Thuzad
trovo molti impazienti volontari per il suo
nuovo culto tra gli stanchi e sovraccarichi
lavoratori di Lordaeron. Fu sorprendentemente
facile per Kel’Thuzad raggiungere il suo
obbiettivo, cioà trasferire lla fede
dei cittadini dalla Sacra Luce nel credo delle
ombre oscure di Ner’zhul. Mntre il credo
del Culto dei Dannati cresceva in dimensioni
ed influenza, Kel’Thuzad si assicurò
di nascondere il suo lavoro alle autorità
di Lordaeron.
Con
il successo di Kel’Thuzad a Lordaeron,
il Re Lich fece gli ultimi preparativi per il
suo assalto alla civiltà umana. Mettendo
le energie della sua piaga in una serie di artefatti
chiamati calderoni della piaga, Ner’zhul
ordinò a Kel’Thuzad di portare
i calderoni a Lordaeron, dove sarebbero stati
nascosti in vari villaggi controllati dal culto.
I calderoni, protetti dai fedeli del culto,
avrebbero funzionato come generatori di piaga,
spargendo la piaga a infiltrarsi nelle ignare
fattorie e città del Lordaeron settentrionale.
Il piano del Re Lich funzionò perfettamente.
Molti dei villaggi settentrionali di Lordaeron
furono contaminati praticamente immediatamente.
Come a Northrend, le persona che contrassero
la piaga morirono per sialzarsi poi come schiavi
della volontà del Re Lich. Fedeli del
culto sotto Kel’Thuzad erano ansiosi di
morire ed essere rialzati al servizio del loro
signore oscuro. Essi esultarono alla prospettiva
dell’immortalità attraverso la
morte. Con la diffusione della piaga, moltissimi
zombie sorsero nel settentrione. Kel’Thuzad
guardò le crescenti armate del Re Lich
e le chiamò il Flagello, in quanto presto
avrebbe marciato attraverso i cancelli di Lordaeron
e ripulito la faccia del mondo dall’umanità.
IV.XI)
Le
Schegge dell’Alleanza
Inconsapevoli
del culto dei morti che si stava formando nella
loro terra, i capi delle nazioni dell’Alleanza
cominciarono a litigare e discutere per i possessi
territoriali e il calo dell’influenza
politica. Re Terenas di Lordaeron cominciò
a sospettare che il fragile patto che avevano
stipulato durante le ore più oscure non
sarebbe durato ancora a lungo. Terenas aveva
convinto i capi dell’Alleanza a prestare
soldi e lavoratori per la ricostruzione del
regno meridionale di Stormwind, distrutto durante
l’occupazione orchessa di Azeroth. L’incremento
delle tasse che ne era risultato, assieme alle
spese per mantenere e far funzionare i numerosi
campi di internamento degli orchi, portarono
molti capi – Genn Greymane di Gilneas
in particolare – a credere che i loro
regni avrebbero fatto meglio a staccarsi dall’Alleanza.
A
peggiorare le cose, gli alti elfi di Silvermoon
annullarono bruscamente la loro fedeltà
all’Alleanza, sostenendo che l’infelice
direzione degli umani aveva causato l’incendio
delle loro foreste durante la Seconda Guerra.
Terenas soffocò la propria insofferenza
e ricordò con calma agli elfi che non
sarebbe rimasto nulla di Quel’Thalas se
non fosse stato per le centinaia di valorosi
umani che avevano dato le loro vite per difenderlo.
Ciononostante gli elfi decisero caparbiamente
di andarsene per la lroo strada.Sull’onda
della partenza degli alfi, anche Gilneas e Stormgarde
si separarono.
Nonostante
l’Alleanza stesse cadendo a pezzi Re Terenas
aveva ancora alleati su cui poteva contare.
Sia l’Ammiraglio Proudmore di Kul Tiras
che il giovane re, Varian Wrynn di Azeroth rimasero
fedeli all’Alleanza. Inoltre i maghi di
Kirin Tor, guidati dall’Arcimago Antonidas,
garantirono il deciso appoggio di Dalaran al
governo di Terenas. Forse la più rassicurante
di tutti fu l’assicurazione del potente
re dei nani, Magni Bronzebeard, che giurò
che i nani di ironforge avrebbero avuto un debito
d’onore all’Alleanza per la liberazione
di Khaz Modan dal controllo dell’Orda.
|